Racconti di viaggi in famiglia. Parchi a tema, città europee, qualche sorpresa che non ti aspetti.
Storie vere, con i bambini stanchi e i momenti che non dimentichi.
Per emozionarti leggendo.
Per sognare ad occhi aperti su mete che non hai ancora visto.
O per prendere appunti e partire davvero, con ogni dettaglio già al suo posto.
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✉️ Seguimi in diretta, iscrivitiC'è chi torna a casa da un viaggio stanca.
Io, prima ancora di partire, sto già organizzando il prossimo.
Sono Ella. Organizzo ogni viaggio nei minimi dettagli: voli, hotel, itinerari, strategie anti-fila, piani B pronti per ogni evenienza. Non perché sia ansiosa, ma perché per me organizzare è parte del piacere. È già viaggiare.
Viaggio con Marc, mio marito, e le nostre due bambine Anya e Fleur. Parchi a tema e città europee a misura di bambino, solo posti che ho testato io stessa e che consiglierei domani.
Ho imparato che i viaggi più belli non sono quelli perfetti, sono quelli dove sai gestire ogni imprevisto senza perdere il sorriso.
Qui racconto com'è andata davvero. Perché certe esperienze meritano di essere raccontate, e vissute due volte. E se vuoi partire anche tu, ho preparato una guida gratuita per iniziare.
Un parco che sembra un continente, immerso nella Foresta Nera in Germania. Passi dalla Grecia alla Scandinavia, dall'Italia alla Spagna, e ogni angolo ha la sua luce, il suo odore, la sua storia. Europa Park non è solo un parco. È il posto dove ho capito che viaggiare in famiglia può essere bello davvero, bello e leggero, senza sopravvivere alla giornata. Ci sono tornata tre volte. E ogni volta ho trovato qualcosa di nuovo.
Avevo già un volo per la Germania, tutto organizzato. Poi un biglietto aereo scontato per Baden Baden, una ricerca veloce su Google, un nome che non avevo mai sentito. Ho cambiato tutto in mezz'ora, come faccio sempre quando fiuto qualcosa di buono.
Apri il racconto ↓14 e 15 Luglio 2023 · Prima visita
Ci sono arrivata quasi per caso.
Avevo già un volo per la Germania, tutto organizzato. Poi un biglietto aereo scontato per Baden Baden, una ricerca veloce su Google, un nome che non avevo mai sentito. Ho cambiato tutto in mezz'ora, come faccio sempre quando fiuto qualcosa di buono.
Eravamo a meno di un mese dalla partenza. Ho trovato quello che c'era: un appartamento modesto a Rust. Un paese piccolo, tranquillo, costruito attorno al parco come se uno non potesse esistere senza l'altro. Non sapevo ancora abbastanza di quel posto per fare di meglio, e non mi andava di scommettere su qualcosa che non conoscevo. Marc mi guardava con quella faccia, quella che fa quando sa che ho già deciso tutto ma finge di essere ancora in fase di consultazione.
Era venerdì 14 luglio. Fleur aveva 4 anni, Anya 6. Io i parchi li amo da sempre. Li amo anche quando fanno soffrire. Ma mi aspettavo quello che avevo sempre trovato: caldo, folla, code sotto il sole, quel senso di dover sopravvivere alla giornata invece di viverla.
E invece.
La Foresta Nera era lì, attorno al parco, verde e silenziosa. Gli alberi facevano ombra ovunque. L'aria era diversa, più leggera, quasi incredibile per essere luglio in piena estate europea. Le code non c'erano. O quasi. Quel tipo di sollievo che non sai quanto ti manca finché non lo provi, girare liberamente, scegliere, cambiare idea senza il peso dell'attesa. E poi c'era il personale. Sorridente, disponibile, mai affannato. In un parco a tema in piena estate, con migliaia di persone intorno, eppure sembravano tutti felici di essere lì. Quella serenità era contagiosa.
Stavamo ancora esplorando quando Anya e Fleur hanno scoperto il Regno dei Minimei. Un mondo sotterraneo al coperto ispirato al film di Luc Besson, dove tutto è enorme perché tu sei piccolo: coccinelle grandi come case, fiori alti come grattacieli, radici che diventano palazzi con scivoli. Arthur, il rollercoaster che vola sospeso attraverso quel mondo, lo abbiamo fatto, certo. E rifatto. Ma per Anya e Fleur il Regno dei Minimei non era un'attrazione. Era il loro posto. Lo è ancora.
E poi c'è stato Voletarium. Non sapevo cosa aspettarmi, non avevo mai visto niente di simile prima. Ti siedi, ti sollevano, e improvvisamente stai volando sull'Europa intera, la Torre Eiffel, Venezia, le Alpi, il vento in faccia, i profumi nell'aria. Non è una montagna russa, non è un cinema. È qualcosa di diverso, difficile da spiegare finché non lo provi. Fleur all'inizio stringeva il bracciolo con tutte e due le mani. Poi ha alzato la testa. Poi ha voluto rifarlo.
Ero ancora immersa in quel senso di meraviglia quando quel profumo mi ha fermata. Salmone alla griglia. In un parco a tema. Mi sono guardata intorno come per accertarmi di non star sognando. Ho assaggiato. Una delle cose più buone di quell'estate.
A metà pomeriggio, mentre Fleur dormiva nel passeggino, Anya aveva mangiato un Magnum, uno di quelli fatti al momento, con il cioccolato preferito e poi ricoperto di zuccherini, granelle, tutto quello che vuoi. Il problema è che quando Fleur si è svegliata, Anya gliel'ha raccontato. Con dovizia di particolari. E Fleur lo voleva. Subito. Poi Marc ha detto che aveva visto l'EP Express, una monorotaia che scivola silenziosa sopra il parco. Fleur ancora mezza addormentata, comoda sul suo passeggino, io seduta ad ammirare il parco dall'alto. Eravamo già arrivate. Senza nemmeno accorgercene.
E poi c'è stato il momento che ancora oggi mi fa sorridere. Siamo entrate in un bagno, una di quelle soste che con due bambine piccole arrivano sempre nel momento meno opportuno. E lì Anya e Fleur si sono fermate, si sono guardate, e hanno esclamato: c'è il lavandino dei piccoli! E c'è il water dei piccoli! E c'è l'asciugatore dei piccoli! Come se avessero scoperto un mondo parallelo fatto su misura per loro. Pulito, colorato, tematizzato.
Sono tornata in appartamento quella sera con una sensazione strana.
Non ero stanca.
Ero contenta, quella contentezza profonda che non ti aspetti da una giornata così, in piena estate, in un paese straniero, con Marc e due bambine piccole. Quella sera ho capito che sarei tornata.
Il giorno dopo era sabato. E c'era la Festa di una notte d'estate, lo avevo scoperto solo quella mattina. Il parco era affollato, sì, come un sabato normale in qualsiasi altro parco. Solo che ad Europa Park quel sabato normale aveva qualcosa in più.
Le montagne russe le abbiamo lasciate agli altri. Ma le attrazioni per le bambine scorrevano lo stesso. Madame Freudenreich ci aspettava con i suoi dinosauri colorati in un giardino che sembrava uscito da un sogno alsaziano. Piraten in Batavia ci ha portate in barca attraverso porti esotici, pirati, giungla, otto minuti in cui ti dimentichi dove sei.
Non eravamo ancora pronte a fermarci. Snorri Touren, la dark ride dell'area scandinava: a bordo di un gommoncino, il polpo Snorri ti accompagna in un viaggio attraverso il mondo fiabesco di Rulantica, tra scene sottomarine, animatronics e proiezioni. Un piccolo gioiello al chiuso, e Anya e Fleur non volevano più scendere. E poi Atlantis Adventure, sottomarini con cannoncini laser, bersagli da colpire, un punteggio da battere. Marc contro di me. Non dico chi ha vinto.
In giro per il parco c'erano attività speciali, pensate apposta per quel giorno di festa. Anya e Fleur ci trascinavano da una tappa all'altra. Tornavano ogni volta con un premio in mano e con gli occhi che brillavano.
E poi la foto. Potevano scegliere cosa indossare, cerchietti, peluche delle mascotte del parco, e si sono messe in posa con quella gioia che non ha bisogno di parole. Ce l'hanno stampata lì, gratis, come regalo della festa. Quella foto è ancora incorniciata sulla loro scrivania. La guardo ogni volta che ho bisogno di ricordare perché lo faccio.
Alla sera ha piovuto. I fuochi d'artificio non ci sono stati. Ma dopo due giorni così, non importava. Un motivo in più per tornare.
E infatti siamo tornati. Ma questa è un'altra storia.
Ci siamo tornati. Lo avevo promesso a me stessa a luglio, e nei mesi successivi, ogni volta che guardavo quella foto stampata sulla scrivania delle bambine, sentivo che dovevamo ritornare. Ma la verità è che non ho saputo aspettare.
Apri il racconto ↓5 e 6 Dicembre 2023 · Seconda visita
Ci siamo tornati. Lo avevo promesso a me stessa a luglio, e nei mesi successivi, ogni volta che guardavo quella foto stampata sulla scrivania delle bambine, sentivo che dovevamo ritornare. Ma la verità è che non ho saputo aspettare.
I piani erano completamente diversi. Ero così entusiasta di quel posto che avevo contagiato un'altra famiglia, una coppia di amici con una bambina dell'età di Anya. Nei nostri progetti, fatti con mesi di anticipo, dovevamo tornare tutti insieme l'estate successiva, per un grande viaggio tra Alsazia, Foresta Nera e Europa Park. Tutto deciso. Ma chi mi conosce sa come sono fatta: quando una cosa mi entra nel cuore, non riesco a resistere. L'idea di aspettare un anno intero mi sembrava un delitto. Volevo vedere l'atmosfera natalizia e, lo ammetto, desideravo immensamente provare la sensazione di tuffarmi al caldo di Rulantica mentre fuori tutto era gelato (e promesso, a quel tuffo al caldo dedicherò un diario a parte, perché lo merita).
Così, quasi in segreto rispetto ai nostri piani estivi, ho stravolto tutto e ho prenotato per dicembre.
Siamo arrivati a Rust che era già buio. Stavolta ho voluto che il viaggio iniziasse prima di dormire e abbiamo scelto l'hotel El Andaluz. Ricordo la meraviglia appena arrivati: un'illuminazione eccellente, favolosa, che abbracciava l'albergo a tema spagnolo e si allungava fino al parco, cancellando il freddo della notte con una luce calda.
Alla reception ci hanno fatto una bellissima sorpresa: ci hanno consegnato i biglietti gratuiti per entrare al parco nell'ultima ora prima della chiusura. È stata un'emozione bellissima, un regalo inaspettato che ci ha riempito di felicità. Non ce lo siamo fatti ripetere due volte: siamo corsi dentro subito, con il cuore a mille, giusto il tempo di assaggiare i primi profumi, vedere le prime luci accese e far fare un salto di gioia alle bambine prima di andare a dormire.
Il vero miracolo, però, è iniziato la mattina dopo, a colazione. Immaginate gli occhi di Anya e Fleur quando, tra una tazza di latte e un cornetto, hanno visto spuntare i personaggi del parco, lì, tra i tavoli. È una sorpresa che capita spesso e che riempie la sala di stupore: i personaggi arrivano con una dolcezza incredibile, si accovacciano accanto ai bambini, regalano sorrisi. Siamo riusciti a fare foto bellissime, con una naturalezza e una disponibilità spontanea che ci hanno scaldato il cuore prima ancora di uscire.
Poi abbiamo aperto la porta della nostra camera al piano terra. E in un minuto a piedi, un solo, incredibile minuto, eravamo già all'ingresso. Niente corridoi infiniti, nessuna camminata sotto il gelo pungente di dicembre. Sei dentro, subito. Una comodità che, con due bambine piccole, ti cambia completamente la giornata e azzera ogni stress.
Eravamo a ridosso del ponte dell'Immacolata, in piena altissima stagione natalizia. Sapevamo che andare nei giorni infrasettimanali ci avrebbe aiutato, ma ritrovarci in un mezzo miracolo di zero code è stato comunque una sorpresa pazzesca. Praticamente inesistenti.
Sapevo che l'inverno avrebbe imposto qualche compromesso: le grandi attrazioni acquatiche, quelle con i tuffi vertiginosi che avevamo adorato a luglio, erano giustamente chiuse per il freddo. Ma il parco sa perfettamente come farsi perdonare, ribaltando completamente l'esperienza.
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Dicembre, infatti, ha portato con sé una novità bellissima: le bambine erano cresciute. E con la crescita, è arrivato il coraggio.
A luglio avevamo camminato davanti al vecchio Castello dei Fantasmi, nella zona italiana, tirando dritto. Pensavo che Anya e Fleur fossero troppo piccole, avevo paura si spaventassero. Stavolta invece ci siamo guardati con Marc e abbiamo detto: "Proviamoci". È stato un successo. Vedere le mie bambine ridere in mezzo ai brividi, affascinate da quel mistero un po' vintage, mi ha fatto capire quanto fossero cambiate in così pochi mesi.
E la conferma definitiva è arrivata poco dopo. Anya, la mia spericolata di casa, ha voluto fare il grande salto verso l'adrenalina pura. Ricordo l'emozione nei suoi occhi quando è scesa per la prima volta da quel coaster di legno immenso e velocissimo che domina il parco. Si è divertita tantissimo, fiera di aver superato un limite che in estate sembrava invalicabile. Fleur, invece, ha preferito proteggere i suoi mondi: per lei niente velocità folli, ma la gioia immutata delle cose fatte su sua misura, come guidare le macchinine o volare alti e leggeri a bordo delle mongolfiere.
Mentre Marc si è regalato un momento tutto suo affrontando il viaggio al buio dentro la grande sfera d'argento (decisamente troppo veloce e vietato alle nostre bimbe piccole!), io e le ragazze siamo rimaste a goderci la magia con i piedi per terra. Quando il freddo cominciava a pungere sul serio, il parco ci offriva i suoi rifugi perfetti al chiuso. Ritornare a volare con Voletarium o immergersi di nuovo nel Regno dei Minimei con Arthur, riscaldati dalle scenografie al coperto, aveva tutto un altro sapore rispetto all'estate. Era come ricevere un abbraccio caldo nel momento esatto in cui ne avevi bisogno.
Uno dei rifugi più belli, nel pomeriggio, è stato il grande tendone caldo del Circo di Natale, uno degli appuntamenti della stagione invernale di Europa Park. Una vera revue circense: artisti, acrobati, equilibristi, numeri comici e musica dal vivo. Anya e Fleur hanno seguito ogni numero col fiato sospeso, e quando gli artisti volavano sopra le nostre teste ho visto sui loro volti quella faccia lì, quella che, da genitore, aspetti tutto l'anno.
Tutto intorno a noi si era trasformato. Dove a luglio c'era l'acqua, abbiamo trovato una pista di ghiaccio immensa e scintillante, dove le bambine hanno iniziato a scivolare libere. Poco più in là, la pista da slittino con i grandi gommoni e quel piccolo angolo di candore dove un maestro aspettava i più piccoli con degli sci minuscoli per il loro "battesimo" sulla neve. Siamo saliti sulla Ruota Panoramica, enorme, che in inverno domina il parco: da lassù Europa Park sembrava un tappeto infinito di luci.
L'aria profumava di cannella, zucchero filato e legna che arde nei bracieri dei mercatini di Natale, dove io e Marc stringevamo tra le mani un bicchiere di Glühwein bollente e le bambine mangiavano castagne calde da cartocci fumanti. Ho un flash impresso nella memoria: noi, sul far della sera, davanti alla grande Sfera del parco. All'improvviso sono partite le proiezioni, un gioco di luci natalizie immenso che danzava sulla superficie geometrica, accompagnato da una musica vibrante. Le bambine sono rimaste immobili, col naso all'insù, con la luce dei proiettori che si rifletteva nelle loro pupille spalancate.
La vera, incredibile scoperta di questo viaggio invernale sono stati gli alberghi. Ognuno ha una sua anima, ma tutti condividono quel calore avvolgente e accogliente che ti fa dimenticare tutto il resto. È l'essenza stessa della realtà natalizia del Nord Europa: l'eleganza rustica dei dettagli, i profumi speziati che si respirano nelle hall, le luci morbide che creano un nido perfetto. Ne abbiamo provati due o tre per cena durante le nostre sere a Rust, e ognuno è stato un viaggio nel viaggio. Ricordo la bontà intima e calorosa dell'osteria al Castillo con i suoi spiedi giganti, il sapore autentico delle cene nell'imponente hotel Colosseo e l'atmosfera nordica e unica che si respira al Krønasår. Oltre all'eccellenza assoluta delle materie prime, ciò che ti resta dentro è l'attenzione totale per i piccoli ospiti, coccolati in ogni istante. Vedere Fleur e Anya cenare felici e rilassate in un ambiente così curato e di altissimo livello è stato l'ennesimo dettaglio che mi ha fatto innamorare di questo posto.
A dicembre ho capito che Europa Park non è solo un parco. È un posto capace di riscrivere le stagioni e di regalarti ricordi che rimangono caldi, anche sotto il freddo dell'inverno.
I patti erano questi: un anno di attesa e una pianificazione nata molto tempo prima, mossa dal desiderio di creare ricordi che chi mi conosce bene associa al mio modo di viaggiare. Avevo promesso che saremmo tornati in estate con i nostri amici, Bella e Pinou,…
Apri il racconto ↓17, 18 e 19 Luglio 2024 · Terza visita
I patti erano questi: un anno di attesa e una pianificazione nata molto tempo prima, mossa dal desiderio di creare ricordi che chi mi conosce bene associa al mio modo di viaggiare. Avevo promesso che saremmo tornati in estate con i nostri amici, Bella e Pinou, e la piccola Claire, e le promesse, specialmente quelle fatte col cuore, si mantengono sempre.
C'è da dire, però, che dietro questa organizzazione c'è stata una bellissima complicità. Io e Bella abbiamo passato intere serate al telefono a scambiarci sogni e incastri, fantasticando sulle avventure che Anya, Fleur e Claire avrebbero vissuto insieme. E la parte più divertente? I nostri mariti, Marc e Pinou. Erano lì, a sentire le nostre chiacchierate organizzative, commentando in sottofondo tra il disperato e il rassegnato: Marc scherzava sul budget, Pinou esalava sospiri teatrali implorando pietà per le nostre tabelle di marcia. Ma noi, complici e sorridenti, tiravamo dritto tra le risate. Quell'allegria pre-partenza era già, a tutti gli effetti, l'inizio del nostro viaggio.
Stavolta ho studiato il calendario con attenzione da vero generale. Sapevo che il sabato precedente ci sarebbe stata la grande Festa della Notte d'Estate, l'appuntamento più affollato dell'intera stagione. Memore di questo, ho scelto deliberatamente i giorni infrasettimanali successivi. Il viaggio stesso è stato un'avventura bellissima: un on the road percorso in auto partendo dall'Italia, che ha trasformato il trasferimento in una parte integrante del divertimento. Abbiamo attraversato la Svizzera, concedendoci una tappa golosa nella leggendaria fabbrica di cioccolato Cailler e una visita all'incantevole borgo di Gruyères, un rito necessario per mantenere alto l'entusiasmo delle bambine, fino a lasciarci cullare dalla bellezza di Strasburgo e, infine, immergerci nei boschi incantati della Foresta Nera. È stato un cammino che sapevamo si sarebbe concluso, dopo i giorni al parco, con l'ultima tappa tra i canali di Colmar prima del rientro; Europa Park era il traguardo che tutti aspettavamo, il regalo che ci eravamo promessi.
Varcare la soglia dell'hotel El Andaluz è stato come entrare in un abbraccio. Avevamo studiato piantine e foto per giorni, convinte che le stanze perfette dovessero essere vicine e affacciate sulla piscina per godersi ogni istante in armonia. Quando abbiamo scoperto che per un disguido le prenotazioni erano in ali diverse, la delusione è stata tanta. È stato allora che Pinou, con la sua calma, si è avvicinato alla reception: con un sorriso e poche parole ha convinto lo staff a trovare una soluzione. Hanno capito quanto ci tenessimo e si sono attivati subito per riassegnarci le stanze richieste, accogliendo poi le bimbe con gli adesivi ufficiali da incollare sulle valigie. Un tocco di magia semplice, ma potente, che le ha fatte sentire subito piccole grandi esploratrici. Dopo un tuffo rinfrescante in piscina, siamo corsi al parco per goderci l'ultima ora di luce. La zona dell'Austria, completamente ricostruita, ci ha accolto con i suoi sentieri curati tra rocce e specchi d'acqua, la nuova Grotta delle Gemme e lo Yomi Adventure Trail: un meraviglioso percorso tra ponti sospesi, passaggi di arrampicata e scivoli che è diventato per Anya, Fleur e Claire un irrinunciabile posto del cuore. Prima di lasciarci tentare dalla cena, abbiamo voluto far scoprire ai nostri amici Madame Freudenreich Curiosités: è stato divertente vedere la loro reazione davanti a quel bizzarro negozio pieno di dinosauri che preparano ciambelle, un angolo di pura tenerezza che ha strappato sorrisi a tutti noi. La serata si è poi chiusa al ristorante Sala Santa Isabel: una cena fantastica con grill d'eccezione e un buffet di dolci che ha fatto sognare le piccole. Dopo cena, ci siamo concessi una passeggiata rigenerante nella zona spagnola, aperta agli ospiti dell'hotel anche dopo l'orario di chiusura; qui le bambine hanno giocato felici al playground, godendosi la magia notturna del parco in tutta tranquillità.
La colazione all'hotel è stata un rito: buffet infinito e l'incontro a sorpresa con Edda. Quando le bambine l'hanno vista tra i tavoli, i loro occhi si sono accesi di pura meraviglia. Appena entrati al parco, siamo tornati subito verso l'Austria. Mentre le settenni Anya e Claire si lanciavano entusiaste sulle montagne russe con i visori VR, vivendo un'intesa speciale fatta di sguardi complici e racconti entusiasti sui mondi virtuali appena esplorati, la piccola Fleur, di due anni più piccola, osservava la scena con un velo di malinconia: per lei, che non poteva ancora varcare quella soglia, il mondo dei grandi sembrava una terra ancora tutta da scoprire. Ma anziché cedere ai suoi soliti capricci, Fleur ha cambiato approccio: ha preso per mano il suo papà e lo ha trascinato di bancherella in bancherella, trasformando quel senso di esclusione in una missione tutta sua. Marc ha accettato la sfida, affrontando ogni gioco finché non è riuscito a farle vincere il suo obiettivo: il mega peluche di Ed, la mascotte del parco. Quando Fleur ha fatto ritorno da noi sfilando fiera con quel pupazzo gigante tra le braccia, il suo sorriso radioso ha cancellato ogni ombra.
Poco dopo, il culmine della giornata è arrivato davanti al maestoso Wodan. Anya, forte dell'esperienza già maturata, ha preso per mano Claire, infondendole tutto il coraggio necessario per affrontare insieme l'imponente struttura in legno. Un respiro profondo, una sfida vinta mano nella mano e, un secondo dopo, la corsa frenetica, il vento sul viso e quella gioia pura che valeva più di mille parole, testimone di un legame che si è rafforzato tra le curve del coaster. La giornata è poi proseguita all'insegna dell'allegria collettiva: approfittando del clima caldo, abbiamo deciso tutti insieme di tuffarci nelle giostre acquatiche. È stato il momento perfetto per rigenerarsi, lasciandoci trasportare dalle correnti e sfidando gli immancabili spruzzi d'acqua, tra grida di gioia e risate complici che hanno unito grandi e piccini in una vera e propria danza di freschezza. Abbiamo concluso la serata in bellezza, concedendoci una cena informale a base di hamburger e ottima birra in un locale accogliente poco fuori dal parco, brindando a questa giornata indimenticabile prima di scivolare verso il meritato riposo.
La sveglia dell'ultima mattina ha portato con sé una consapevolezza dolceamara. Dopo colazione, siamo tornati nel cuore del parco per un ultimo giro di emozioni. Ci siamo lasciati avvolgere subito dall'atmosfera senza tempo di Piraten in Batavia: non è solo una giostra, è un viaggio in un altro mondo. Il profumo dell'acqua, la luce soffusa che accarezza i volti dei pirati meccanici, i suoni della giungla che avvolgono la barca e quella sensazione di avventura autentica ci hanno fatto dimenticare il presente, trasportandoci in un epico racconto di mare dove ogni dettaglio scenografico sembra prendere vita sotto i nostri occhi.
Subito dopo, abbiamo cercato il brivido al Voletarium, lasciandoci sospendere tra le nuvole in un volo che toglie il fiato. E poi, ci siamo divertiti agli autoscontri, dove il gioco si è trasformato in una confusione allegra: l'obiettivo era spingere la gigantesca sfera che occupava l'arena, e il divertimento nasceva proprio dai tentativi goffi e coordinati di farla rotolare da una macchinina all'altra. Vedere le bambine al volante, con lo sguardo teso e concentrato, intente a manovrare i mezzi tra una sportellata e l'altra, è stato uno spettacolo di risate e pura energia.
Dopo questa immersione, abbiamo effettuato il check-out dal nostro El Andaluz. È stata la nostra base perfetta, ma il bello di soggiornare qui è la libertà di esplorare anche gli altri hotel. Così, per le ore più calde, ci siamo spostati verso il Santa Isabel: la sua atmosfera accogliente e le sue piscine sono state il nostro rifugio ideale. Mentre noi mamme ci rilassavamo a bordo piscina, cullate dal sole e dal silenzio, le bambine sguazzavano felici, godendosi gli ultimi istanti di vacanza, mentre i papà si concedevano un'ultima scarica di adrenalina tra Euro-Mir e Can-Can Coaster.
Prima di salutare definitivamente il parco, non poteva mancare il nostro rito sacro: Arthur nel Regno dei Minimei. Quella giostra, per noi, non è solo un'attrazione, è il nostro posto sicuro: il volo sospesi in quel mondo in miniatura, tra colori e atmosfere che sembrano usciti da una favola, ci fa sentire parte di un incantesimo che ci portiamo dentro per mesi. È stato un saluto intenso, il sigillo perfetto su questi giorni magici.
Poi, il momento di caricare i bagagli ha segnato la fine dell'avventura. Sulla via del ritorno, ci siamo fermati al Lidl proprio vicino agli hotel: un rito diventato ormai irrinunciabile. È stato un siparietto comico vedere le bambine, ciascuna col suo carrellino, fare la spesa con la serietà di piccole adulte. Ogni volta che in Italia ne vediamo uno, esclamano felici: "Guarda, è uguale a quello di Europa Park!". Mentre ripartivamo, Anya ha sospirato guardando il finestrino: "Vorrei che la strada per tornare a casa fosse lunga quanto il mondo, così non finirebbe mai". Siamo ripartiti lentamente, con il cuore colmo, lasciando alle spalle il parco ma portando con noi quel calore umano che ci aveva accolto fin dal primo giorno all'hotel El Andaluz. È stata la chiusura perfetta, la consapevolezza che, ovunque andremo, la magia di questo viaggio rimarrà il nostro segreto più bello, un abbraccio invisibile che ci terrà uniti fino alla prossima avventura.
Vuoi vivere anche tu una vacanza così, senza lo stress dell'organizzazione? Ho racchiuso tutti i miei consigli, le dritte per evitare le file, le strategie per gli hotel e la tabella di marcia testata sul campo nella mia Guida Gratuita di Europa Park.
È collegato direttamente a Europa Park, ma è un mondo a parte. Fuori la Foresta Nera si addormenta sotto la neve, dentro l'acqua è a trentadue gradi e gli scivoli non finiscono mai. Ci siamo andati in inverno, quasi per scommessa. È stata una delle cose più belle di quel viaggio.
Lo avevo scritto nel diario di Natale: a quel tuffo al caldo avrei dedicato un racconto a parte, perché lo meritava. Eccolo. Perché Rulantica, in mezzo all'inverno, è stata una delle magie più assurde e più belle che io abbia mai vissuto in viaggio.
Apri il racconto ↓6 e 7 Dicembre 2023 · Durante il viaggio di Natale
Lo avevo scritto nel diario di Natale: a quel tuffo al caldo avrei dedicato un racconto a parte, perché lo meritava. Eccolo. Perché Rulantica, in mezzo all'inverno, è stata una delle magie più assurde e più belle che io abbia mai vissuto in viaggio.
Quella sera arrivavamo da Europa Park, e abbiamo cenato al Bubba Svens, dentro il Krønasår. Niente a che vedere con una cena da parco: è un ristorante elegante e curatissimo, un grande boathouse nordico dove una vera nave d'epoca pende dal soffitto e ogni dettaglio racconta il mare. Il buffet è scandinavo e internazionale, pesce, salmone, piatti caldi della tradizione del Nord, sapori di terra e di mare, ma quello che non dimentico è il buffet dei dolci: una distesa intera di dessert, uno più bello dell'altro, davanti a cui le bambine sono rimaste senza parole. E noi pure. Dopo cena siamo usciti a goderci lo spettacolo di luci della sera: proiezioni e giochi di colore nel buio gelido di dicembre, l'inizio perfetto.
Dormivamo proprio lì, al Krønasår, l'hotel a tema nordico costruito intorno al relitto di una nave. E qui c'è la comodità che cambia tutto: un corridoio interno collega l'albergo direttamente al parco acquatico. Il giorno dopo saremmo usciti dalla camera in accappatoio e ciabatte e, senza mettere il naso fuori al gelo, ci saremmo ritrovati già lì, con i piedi sul bordo della prima vasca.
La mattina è cominciata con una colazione super, di quelle abbondanti e lente, che ti preparano alla giornata giusta. E poi via, dentro l'acqua. Rulantica è enorme: gli scivoli a tubo che ti fanno urlare nel buio, le rapide su gommone da affrontare in famiglia, la piscina a onde dove ti lasci travolgere, gli angoli più tranquilli per chi è piccolo. Anya, la mia spericolata, voleva provarli tutti, dai più veloci ai più vertiginosi; Fleur preferiva l'acqua più calma, ma rideva uguale a ogni spruzzo.
La zona del cuore di Fleur è stata il Trølldal, il regno dei troll, quelle creature buffe e pacifiche del Nord che a Rulantica accolgono i più piccoli: acqua bassa, scivoli a misura di bimbo, angoli da arrampicata e un'atmosfera da fiaba in cui si è sentita subito a casa. E poi la scoperta che le ha fatte impazzire entrambe: su uno degli scivoli ti scattano la foto mentre scendi, e te la puoi stampare e portare a casa. Indovina dov'è finita anche quella? Sulla scrivania delle bambine, ovviamente, accanto a tutte le altre.
A Rulantica ci sono tantissimi lettini e zone relax private dove potersi fermare, ma noi avevamo un lusso tutto nostro: bastava il corridoio per essere in camera in un attimo. Così, quando l'entusiasmo iniziava a calare, è arrivato il rito che qui diventa naturale: il pisolino pomeridiano. Si torna in stanza dal corridoio, sempre quel corridoio magico, mezz'ora di riposo, e si riparte. Riposati, di nuovo dentro l'acqua, come se la giornata ricominciasse da capo.
Siamo rimasti fino a tardi. È nel pomeriggio che è nata la sfida dell'anno: Anya contro Marc sulle zattere galleggianti. Spinte, risate, qualche tuffo involontario. Vincitrice indiscussa: Anya. Marc giura ancora oggi di averla lasciata vincere, non gli crede nessuno. Poi ci siamo lasciati cullare da Snorri's Saga, il fiume lento del parco, galleggiando senza pensieri. E a un certo punto è successa la cosa più tenera di tutte: Snorri in persona, la mascotte del parco, con i suoi grandi tentacoli morbidi, è arrivato ad abbracciare le bambine e a farsi immortalare in una foto con loro. Tutto splendido. Fleur si è innamorata di lui e ha voluto comprarne il peluche pagandolo da sola con il braccialetto del parco: il suo primo, orgogliosissimo acquisto da grande. Anya, golosa come sempre, ha investito tutto in caramelle.
E poi la cosa più folle, quella che racconto sempre: il bagno serale all'aperto. Esci dall'acqua coperta solo dal vapore, fuori ci sono zero gradi, e tu sei lì, immersa fino al collo nell'acqua calda fumante, con il buio sopra e il freddo che non riesce a toccarti. Un contrasto che ti resta addosso per sempre.
Per cena siamo andati sul semplice: il fast food dentro Rulantica, ancora mezzi bagnati e felici, senza voglia di rivestirci. Dopo una giornata così, era esattamente quello che ci voleva.
Poi, percorrendo quel corridoio caldo per tornare in camera, Fleur ha mollato di colpo. L'ho presa in braccio e si è addormentata così, in accappatoio, con il suo Snorri di peluche stretto al petto e la testa sulla mia spalla: non l'ha lasciato un secondo, nemmeno nel sonno. Ci sono giornate che capisci di averle vissute bene proprio da come crollano i bambini alla fine, pieni, sazi di tutto.
Eravamo partiti quasi per scommessa. Siamo tornati con la certezza che Rulantica, d'inverno, non è un ripiego per il maltempo. È il motivo per cui ci si torna.
Brühl, Germania. Lo aspetto da quando ho visto le prime foto di Klugheim, un villaggio vichingo così ben costruito che sembra reale. Phantasialand non è il parco con più attrazioni, è il parco con più anima. A giugno 2026 ci andiamo finalmente. Vi racconto tutto.
Kaatsheuvel, Paesi Bassi. Efteling esiste dal 1952 e si vede, nel modo migliore possibile. È un parco che non urla, non spinge, non ti travolge. Ti racconta storie. Ogni angolo ha un personaggio, ogni sentiero porta da qualche parte di magico. Per i bambini piccoli è il posto più bello del mondo.
Marne-la-Vallée, Francia. La prima volta Fleur aveva tre anni e Anya cinque. La seconda erano cresciute, e tutto sembrava diverso, non il parco, ma gli occhi con cui lo guardavano. Disneyland non è il parco più vivibile che conosco, ma è quello con la magia più riconoscibile. E quella magia funziona ancora, anche quando sai già come va a finire.
Disneyland Paris è il parco più conosciuto d'Europa, quello che tutti sognano almeno una volta. Per noi è stato un viaggio preparato con mesi di anticipo: avevo prenotato a settembre, appena aperte le prenotazioni, per andarci in aprile. La mia solita vena org…
Apri il racconto ↓7-9 Aprile 2023 · Prima visita, dal venerdì alla domenica di Pasqua
Disneyland Paris è il parco più conosciuto d'Europa, quello che tutti sognano almeno una volta. Per noi è stato un viaggio preparato con mesi di anticipo: avevo prenotato a settembre, appena aperte le prenotazioni, per andarci in aprile. La mia solita vena organizzativa, lo so, ma c'era un motivo preciso. Volevo regalare alle bambine il parco a trecentosessanta gradi: pensione completa, tutte le esperienze, anche quelle che di solito si lasciano fuori. Niente a metà.
Abbiamo soggiornato al Disney Hotel Cheyenne, un intero villaggio in stile Far West, con le camere a tema Toy Story: Woody, Jessie e il fido Bullseye alle pareti, le lampade a forma di stivale da cowboy. Anya e Fleur si sono sentite due piccole sceriffe dal primo istante, e per giorni hanno galoppato su e giù per i corridoi rifiutandosi categoricamente di togliersi il cappello, nemmeno a tavola. La prima sera, venerdì, abbiamo cenato lì, al Chuck Wagon Café, un buffet dentro un granaio da carovana, costine e barbecue: Fleur ha decretato che le costine si mangiano solo con le mani e con tutta la faccia, e non c'è stato verso di convincerla del contrario.
La mattina presto, approfittando dell'ora di magia, con i viali ancora semivuoti e il Castello della Bella Addormentata che si accende nella luce del primo sole, è davvero un'altra cosa. È lì, in quei minuti rubati alla folla, che ho visto le bambine fermarsi a guardare in alto, senza dire una parola.
Le giostre sono diventate subito le nostre. Big Thunder Mountain, le montagne russe dentro la miniera, quelle che puoi rifare cento volte senza stancarti: ci sono salite tutte e due, anche Fleur, che a quasi quattro anni ce l'ha fatta per un soffio ed è scesa chiedendo subito di rifarla, gli occhi sgranati e i capelli all'indietro. Anya, la mia spericolata, urlava di gioia a ogni curva, e già pregustava le montagne russe vere, quelle che le erano ancora vietate per qualche centimetro di troppo. Su Buzz Lightyear Laser Blast, invece, è scattata la guerra ufficiale di famiglia, tutti a sparare ai bersagli per battere il punteggio degli altri, e ancora oggi nessuno ammette di aver perso (anche se i numeri parlavano chiaro, e non a favore di papà). E poi i Pirati dei Caraibi, otto minuti in barca tra porti e cannoni in cui dimentichi dove sei.
Poi la casa stregata, Phantom Manor: una magione gotica abitata, dicono, da novecentonovantanove fantasmi. Temevo che le spaventasse, e invece l'hanno adorata. Bella, bellissima, e mai troppo paurosa: quel brivido gentile che alla loro età è puro divertimento.
Il secondo giorno è cominciato con una sorpresa: in hotel, dopo colazione, le bambine hanno incontrato Woody in persona. Poi siamo partite per i Walt Disney Studios, dritte sulla nostra attrazione preferita di tutto il viaggio: Spider-Man W.E.B. Adventure, all'Avengers Campus. Sali su un veicolo, indossi i polsini spara-ragnatele e aiuti Spider-Man a catturare gli Spider-Bot impazziti: Fleur sparava ragnatele a caso ovunque, ridendo a crepapelle, mentre Anya mirava concentratissima come una professionista.
E poi è successa una delle cose più belle del viaggio: abbiamo incontrato Spider-Man in persona. Ha giocato con le bambine, ha parlato in italiano con un buffo accento milanese che ci ha fatto ridere tutti, e si è messo in posa con loro in mille modi diversi. Quella foto, come le altre, è finita incorniciata e tra le pagine dei diari delle bambine: un ricordo che vale più di qualsiasi giostra.
Nella stessa zona abbiamo trovato un'altra attrazione che abbiamo amato alla follia: Ratatouille. Le bambine conoscevano il film a memoria, lo avevano rivisto mille volte, e qui diventi piccolo come un topolino e sfrecci tra le cucine e le sale del ristorante di Gusteau, tra profumi, fughe e risate. Ai Walt Disney Studios di attrazioni per i più piccoli ce ne sono tante, e quel giorno le file di quelle per bambini erano più gentili del solito: siamo riuscite a farne quasi tutte.
A pranzo, una cosa speciale: il PYM Kitchen, dentro l'Avengers Campus. È un finto laboratorio a tema Ant-Man, dove gli chef "usano" le particelle Pym per rimpicciolire e ingrandire il cibo: hamburger giganti e hamburger subatomici, pretzel enormi, un biscotto Oreo grande come una torta. Salse e drink arrivano in provette e beute da laboratorio, ed è qui che è esploso il siparietto: Marc si è trasformato in scienziato pazzo, a mescolare provette e versare colori con una serietà comica, mentre Anya e Fleur lo guardavano estasiate, convinte che papà stesse davvero inventando qualcosa. A fine pranzo Fleur gli ha chiesto serissima se adesso poteva rimpicciolirla per davvero.
Ma i Walt Disney Studios non sono solo giostre: sono soprattutto spettacoli. E lì abbiamo visto quello che, ancora oggi, è uno dei più belli che io ricordi: Mickey and the Magician. Topolino, apprendista di un mago, viene catapultato da un incantesimo dentro i mondi dei classici Disney, tra musica dal vivo, illusioni ed effetti che lasciano a bocca aperta. Quando è comparsa Elsa, Fleur si è ritrovata in piedi sulla poltroncina senza nemmeno accorgersene; e io, a un certo punto, guardavo più loro due che il palco, con quel nodo in gola che ti prende quando vedi i tuoi figli felici sul serio.
E poi abbiamo vissuto Frozen: Un Invito Musicale, lo show interattivo di Anna ed Elsa: si entra nella baita di Kristoff, c'è la renna Sven animatronica, e poi il Palazzo di Ghiaccio dove Elsa intona la sua canzone più famosa. Per due bambine che sapevano ogni parola a memoria, è stato un sogno. C'era anche una piccola academy di disegno, dove un animatore Disney insegna passo passo a disegnare i personaggi: le bambine sono uscite fierissime con il loro Topolino disegnato a mano, oggi appeso in cameretta.
La sera abbiamo cenato al Downtown, il ristorante a buffet dentro l'hotel Disney a tema Marvel. C'era un mondo di cose, cucina di mezzo pianeta, ma le bambine hanno fatto la loro scelta in tre secondi netti: pizza, e solo pizza. Il vero colpo di scena è arrivato col buffet dei dolci, tutto a tema supereroi: Anya e Fleur sono tornate al tavolo con dei piattini costruiti a torre, troppo belli per mangiarli e troppo buoni per resistere. In ogni buffet del parco è così, la tavola dei dessert è lo spettacolo finale di ogni cena.
E poi le sere, che a Disneyland sono pura magia. Di giorno la parata del trentesimo anniversario riempiva la Main Street di carri, balli e personaggi; al calare del buio, davanti al Castello della Bella Addormentata, prima saliva in cielo uno spettacolo di centinaia di droni che disegnavano figure luminose, e subito dopo arrivava il grande show serale, Disney Illuminations, con le proiezioni sul Castello, i getti d'acqua, i laser e i fuochi d'artificio. Le bambine sulle nostre spalle, il naso all'insù, gli occhi pieni di stelle. Una di quelle cose che non si raccontano, si guardano.
E i rientri, poi. Avevamo trovato una primavera dolcissima, e la sera, invece di prendere la navetta, ce ne tornavamo a piedi all'hotel lungo il fiume: le bambine addormentate nel passeggino, noi due a camminare piano nell'aria tiepida, con quel profumo di primavera che saliva dall'acqua. Alcuni dei momenti più belli di tutto il viaggio sono stati proprio quelli, in silenzio, lungo il fiume.
La domenica di Pasqua è cominciata nel modo più bello, con la colazione tra i personaggi al Plaza Gardens, sulla Main Street: una sala vittoriana elegante, un buffet ricchissimo, e loro che passano di tavolo in tavolo. Sono arrivati Pinocchio e Geppetto, Capitan Uncino, Tigro e gli amici di Winnie the Pooh, si sono fermati con noi uno a uno, hanno giocato con le bambine, hanno firmato i loro diari degli autografi e si sono fatti fotografare uno per uno.
La Pasqua è poi proseguita al Parco Disneyland, dove ci siamo prese il tempo di vivere il Castello come si deve. Non solo da fuori: siamo salite nella galleria con le vetrate della Bella Addormentata e siamo scese nelle segrete, la Tana del Drago, dove dorme un enorme drago animatronico che ogni tanto apre gli occhi, si muove e soffia il suo fumo verde. Fleur mi stringeva la mano fortissimo, a metà tra il terrore e la meraviglia. E, ovviamente, non poteva mancare un po' di shopping: i negozi qui sono un mondo dentro il mondo, e qualche paio di orecchie di Topolino di troppo è tornato a casa con noi.
E poi, le giostre. Ad Autopia è nato il video che riguardo più spesso: le bambine al volante delle macchinine, Anya col caschetto e gli occhialini da piccola pilota d'altri tempi, serissima, le mani strette sul volante. Tre anni e cinque anni, e quella sensazione enorme di guidare da sole. Impagabile. Lì vicino c'era "it's a small world", il piccolo mondo, che però era chiuso quei giorni: ce lo siamo segnato per la prossima volta.
E poi tutta Fantasyland, le attrazioni una accanto all'altra, a due passi dal ristorante delle principesse dove avremmo cenato di lì a poco: le grandi classiche delle fiabe, I Viaggi di Pinocchio e Biancaneve e i Sette Nani, piccole dark ride che ti portano dritta dentro le storie. E Peter Pan's Flight, il volo sospeso sopra Londra e l'Isola che non c'è: tanta, tanta attesa, ed è più nelle corde dei piccolissimi, ma quando ti stacchi da terra e voli sopra la città illuminata capisci perché resta un classico così amato.
E poi il finale, quello che ancora oggi chiude in gloria il racconto di quel viaggio. La sera di Pasqua avevamo la cena con le principesse all'Auberge de Cendrillon, il ristorante a tema Cenerentola nel cuore di Fantasyland, accanto alla sua carrozza. Le bambine si erano vestite per l'occasione: Anya da Aurora, Fleur da Elsa, la sua principessa del cuore. La cena è stata ottima, chiusa da un dolce a forma di scarpetta di Cenerentola che ha fatto spalancare gli occhi a tutte e due.
Ma la magia vera erano loro, le principesse. A questa cena passano a ogni tavolo, una a una, si fermano, si chinano, regalano a ogni bambina un momento tutto suo: sono arrivate Cenerentola con le sue topine, Biancaneve e Aurora, e con Anya e Fleur si sono soffermate a parlare, a posare, a giocare. Il momento che non dimenticherò è stato quando si è avvicinata Aurora, proprio la principessa che Anya aveva scelto di impersonare: vederle una di fronte all'altra, vestite uguali, mi ha sciolto il cuore. Hanno firmato i diari degli autografi che le bambine si portavano dietro fin dal primo giorno e che a casa, completati con le foto, sono diventati il loro ricordo più prezioso. Ho guardato Anya e Fleur, gli occhi che brillavano più delle luci del Castello, e ho pensato che no, non avrei potuto chiudere meglio di così.
Disneyland Paris non è il parco più comodo da vivere che conosco, e di accorgimenti per godertelo davvero ce ne sono tanti: quelli te li racconto nella guida. Ma è il parco con la magia più riconoscibile del mondo. E quella prima volta è stata quella in cui ho capito davvero cosa significa, per un bambino, la parola magia.
Castelnuovo del Garda, sul Lago di Garda. Gardaland è il parco italiano che regge davvero il confronto con i grandi parchi europei, per dimensioni, per varietà, per la cura con cui è costruito. La posizione è imbattibile: il lago a due passi, le montagne sullo sfondo. Un posto che vale il viaggio anche solo per quello.
Günzburg, a un'ora da Monaco. Legoland è il parco perfetto, ma solo per chi è nella fase giusta. Dai tre agli undici anni è un paradiso assoluto: tutto è a misura di bambino, tutto è costruito per far sentire i piccoli protagonisti. Poi passano gli anni, e il parco sembra rimpicciolire. Il segreto è andarci nel momento giusto.
Dopo i due giorni a Europa Park non avevamo nessuna voglia di tornare a casa. Così abbiamo aggiunto due giorni a Legoland, a Günzburg, a un paio d'ore di strada. È stato come cambiare registro di colpo: dall'eleganza curata di Europa Park a un mondo costruito,…
Apri il racconto ↓Luglio 2023 · Subito dopo Europa Park
Dopo i due giorni a Europa Park non avevamo nessuna voglia di tornare a casa. Così abbiamo aggiunto due giorni a Legoland, a Günzburg, a un paio d'ore di strada. È stato come cambiare registro di colpo: dall'eleganza curata di Europa Park a un mondo costruito, letteralmente, un mattoncino alla volta, oltre cinquanta milioni, dicono. Più semplice, più giocoso, e per l'età di Anya e Fleur, perfetto.
Abbiamo dormito al Pirateninsel Hotel, l'albergo a tema pirati, decorato da cima a fondo con modelli LEGO di ogni tipo. La camera era un piccolo galeone: cuccette per le bambine, decori ovunque, perfino un baule da scoprire. Si sono sentite due piccole capitane appena varcata la porta. La sera abbiamo cenato in uno dei ristoranti a tema del villaggio, buffet abbondante, atmosfera da taverna, e mangiare circondati da mattoncini anche a tavola era esattamente nello spirito del posto. Poi è stato difficile convincerle che no, non si dorme con la spada di plastica in mano.
Ma la prima vera conquista è stata fuori: il grande playground con la nave dei pirati. Un galeone enorme su cui arrampicarsi, ponti, scivoli, gavitelli, getti d'acqua a sorpresa. Anya e Fleur l'hanno eletto a loro regno assoluto, e ogni volta che provavamo a portarle via partiva la trattativa: "ancora cinque minuti, mamma". Cinque minuti che, come sempre, ne diventavano trenta.
Una cosa che non mi aspettavo: le statue di LEGO sono ovunque, dentro il parco e tutt'intorno agli hotel, animali, personaggi, omaggi di ogni genere, costruiti mattoncino su mattoncino. E a un certo punto, eccolo lì: il volto di Albert Einstein, gigantesco, interamente in LEGO, alla Lego Academy. Marc ha preteso la foto di famiglia sotto il busto, e Anya ha sentenziato serissima che "aveva i capelli come i tuoi la mattina, mamma". Grazie, tesoro.
Dentro al parco la meraviglia ha un nome: Miniland. L'Europa intera ricostruita in scala 1:20 con milioni di mattoncini, il castello di Neuschwanstein, il Reichstag, l'Allianz Arena, i canali di Venezia, i porti del Nord, con le macchinine che si muovono, le navi che salpano, gli aerei che decollano. È uno di quei posti in cui resti incantata tu, adulta, più dei bambini, a cercare i luoghi che hai visto davvero.
Poi le attrazioni tagliate sulla loro misura. Alla scuola guida Anya ha conquistato il suo primo "patentino" LEGO, e l'ha preso talmente sul serio da rimproverare gli altri bambini che non rispettavano la precedenza, vigilessa nata. Al cinema 4D, invece, è successo il classico: schermo, occhialini, e quando dal nulla è arrivato lo spruzzo d'acqua in faccia, Fleur ha lanciato un urlo che ha fatto ridere tutta la sala, compresa lei, un attimo dopo.
E qui è nato il souvenir del cuore. Al Mosaic Maker abbiamo caricato le nostre foto e ce le siamo fatte trasformare in mosaici di mattoncini. Li abbiamo montati a casa, una sera, tutti insieme, e adesso sono incorniciati nello studio: ogni volta che li guardo, quei due giorni tornano interi.
Finito il parco, non potevamo non chiudere con il Piratengolf, il minigolf a tema pirati del resort. È lì che è uscita l'anima competitiva della famiglia: Marc, convintissimo di stravincere, finito a litigare con una buca a forma di teschio; Anya concentratissima a calcolare ogni colpo; e Fleur che, senza aver capito bene le regole, ha infilato la pallina in buca al primo tiro da tre metri ed ha esultato come per un mondiale. Vittoria assegnata a lei, per acclamazione.
Non è grande e maestoso come Europa Park, e non vuole esserlo. Ma a quell'età, nel momento giusto, Legoland è semplicemente il posto perfetto. Due giorni che valevano tutto il viaggio in più.
Capriate San Gervasio, Bergamo. Leolandia non è il parco più grande, non è il più spettacolare. Ma è il primo che abbiamo visitato insieme, e questo gli dà un posto speciale che nessun altro parco potrà mai togliergli. È da lì che è partito tutto.
Tutto è cominciato qui. Leolandia, vicino a Bergamo, è stato il nostro primissimo parco in assoluto, il battesimo, quello che ha acceso la scintilla di tutto quello che è venuto dopo. Eravamo con i nostri amici di sempre, Bella, Pinou e la piccola Claire, e av…
Apri il racconto ↓31 Ottobre 2022 · Il primo parco in assoluto
Tutto è cominciato qui. Leolandia, vicino a Bergamo, è stato il nostro primissimo parco in assoluto, il battesimo, quello che ha acceso la scintilla di tutto quello che è venuto dopo. Eravamo con i nostri amici di sempre, Bella, Pinou e la piccola Claire, e avevamo già prenotato il primo grande viaggio a Disneyland: questa doveva essere solo una giornata di prova. Si è rivelata l'inizio di tutto.
Era il 31 ottobre 2022, la grande serata di HalLEOween, l'unico giorno in cui il parco resta aperto fino a sera. Fleur aveva appena tre anni. Halloween era nell'aria e il parco si era vestito a festa, con zucche ovunque, decorazioni, ragnatele e un'atmosfera buffa più che spaventosa, perfetta per i piccoli.
E poi i costumi. Anya era vestita da Harley Quinn e qui è successa una cosa che ancora ci fa ridere: di Harley Quinn ne era pieno il parco. Ce n'erano decine, tutte uguali, e io ogni due minuti mi ritrovavo a richiamare la bambina sbagliata. Fleur e Claire, invece, erano una minizucchetta e una regina delle zucche, tenerissime. E noi mamme? Io e Bella ci eravamo concesse un look da vampire, tutte nere, con qualche dettaglio, giusto per non essere da meno.
La zona del cuore, per tutte, è stata la Foresta di Masha e Orso, un intero bosco preso dritto dal cartone. L'attrazione regina è Vroom!, il piccolo coaster con i carrelli a forma di aeroplanini azzurri: Fleur, a tre anni, c'è salita per il rotto della cuffia e ne ha voluto fare un numero imprecisato di giri, e vedere quella faccia felice è stato il momento in cui ho capito che questa cosa dei parchi ci avrebbe accompagnato per anni.
Ma più delle giostre, lì, conta entrare nelle storie. C'è l'ambulanza dei lupi, quella vera del cartone, su cui le bambine sono salite per farsi fotografare con i due lupi sempre affamati: Anya, che non perde un'occasione, si è messa in posa fingendo di addentare il secchio dei pesci, con una faccia da gatto colto con le zampe nel barattolo che ancora ci fa ridere. Poi il giardino di Orso, con le arnie e la doccia che perde apposta, e il laghetto con le ninfee, dove si salta da una foglia all'altra: Fleur è finita con i piedi a mollo nel giro di due minuti, ridendo come una matta.
Poi la Minitalia, l'anima storica del parco: oltre 160 monumenti italiani in miniatura, dal Duomo di Milano al Colosseo. Una passeggiata più lenta in cui anche noi grandi ci siamo divertiti a riconoscere i posti, mentre Anya, serissima, ci spiegava cosa fosse ogni cosa, sbagliando quasi tutto con un'autorevolezza disarmante.
Tutt'intorno, i personaggi dal vivo: gli abbracci, le foto, gli spettacoli con musica e balli. Per delle bambine così piccole, incontrare "davvero" i loro beniamini è pura magia, quella che non si dimentica.
Ma il ricordo che mi resta più caldo è la sera. Il finale classico dell'evento: i marshmallow da arrostire sul fuoco, lì, dentro al parco. Le bambine con il bastoncino in mano, le guance rosse, gli occhi pieni di fiamma e di felicità, e Claire che si è ritrovata lo zucchero filato dei marshmallow fin sul naso. Una chiusura semplice e perfetta, di quelle che ti restano addosso.
Non lo sapevamo ancora, ma quel giorno a Leolandia stavamo posando la prima pietra. Da lì sarebbe arrivata Disneyland, poi Europa Park, poi tutto il resto. Ogni grande storia ha un inizio: la nostra è cominciata qui, tra le zucche e i marshmallow sul fuoco.
Valmontone, vicino Roma. Magicland è spesso il primo grande parco a tema per le famiglie del centro e del sud Italia. Non è Europa Park, non vuole esserlo, ma ha le sue attrazioni, la sua organizzazione, la sua logica. Vale la visita, soprattutto se non vuoi fare mille chilometri.
Un parco che non ti aspetti. Dimensioni contenute, atmosfera genuina, bambini che non vogliono andarsene. A volte i posti più piccoli riservano le sorprese più grandi.
Podčetrtek, Slovenia. Non un parco, non una città. Le Terme di Olimia sono quella destinazione che scegli quando hai bisogno di rallentare davvero, acqua calda, verde ovunque, silenzio. Con i bambini è un weekend rigenerante. Per i genitori è quasi un miracolo.
Canali, biciclette, musei a misura di bambino e stroopwafel caldi comprati al volo. Amsterdam sembra una città per adulti, ma se sai dove andare è una delle mete più ricche d'Europa anche per le famiglie. Basta non avere fretta.
Due visite, due bambine in età diverse, due città completamente diverse dentro la stessa città. Londra ha musei gratuiti che valgono da soli il viaggio, quartieri che sembrano mondi paralleli e quel pellegrinaggio agli Harry Potter Studios a Leavesden che non si discute. Si fa e basta.
Liverpool non è solo la città dei Beatles, anche se quell'eredità è ovunque, nelle strade, nei pub, nell'aria. È una città che sorprende per la sua energia, per il waterfront rigenerato, per quella sensazione di posto vivo che non ti aspetti. Una tappa che non dimentichi.
Parigi funziona con i bambini se non corri. Se smetti di voler vedere tutto e scegli tre cose al giorno, la città si apre in modo diverso. I bambini la vivono con gli occhi spalancati, non per la Torre Eiffel, ma per le cose piccole che non ti aspetti di trovare in una capitale.
Valencia non urla come Barcellona, non pesa come Madrid. Ha la sua misura, il suo ritmo, la sua luce particolare. La Città delle Arti e delle Scienze è uno dei posti più belli che abbia visto in Europa. E la paella, quella vera, non quella da turisti, è una cosa che cambia le cose.
Strasburgo, Colmar, la Foresta Nera, i mercatini di Natale più belli d'Europa. L'Alsazia è a trenta minuti da Europa Park e insieme formano uno dei viaggi più completi che tu possa fare con la famiglia. Io li abbino sempre. Parco il giovedì e il venerdì, Alsazia il weekend.
I caruggi, l'acquario più grande d'Italia, il porto antico, il pesto vero. Genova è una città che si fa amare lentamente, che non si mostra tutta subito. Con i bambini è una scoperta continua, ogni vicolo porta da qualche parte di inaspettato.
Roma vista da un adulto è storia, arte, traffico, caos. Roma vista da un bambino è fontane enormi, gladiatori veri, gelati giganti e colonne che toccano il cielo. Le due cose insieme creano qualcosa di irripetibile. Bisogna solo prepararsi bene, e accettare che non vedrete tutto.
Ballarò, la Vucciria, il Duomo di Monreale che ti toglie il fiato. Palermo è una città che aggredisce i sensi in modo gentile, odori, colori, voci, sapori sovrapposti. Non è una città facile, ma è una città vera. E i bambini, stranamente, la sentono.
Il lungomare di Reggio Calabria con lo Stretto davanti e la Sicilia così vicina da sembrare finta. Il tartufo di Pizzo Calabro, quello vero, mangiato in un posto che non ha niente da dimostrare. E Gerace, arroccata sulla roccia come se il tempo si fosse dimenticato di passarci. Tre posti diversissimi, tutti capaci di lasciarti qualcosa.
Scritte dopo visite reali, con bambini, in stagioni diverse. Non teoria, quello che ho vissuto davvero, trasformato in strumenti pratici per far funzionare il tuo viaggio.
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